Il noce di S.Antonio

Il Noce di S. Antonio

Camposampiero è una città antoniana. Il soggiorno di S.Antonio da Padova, durato un mese e concluso all’approssimarsi della morte (13 giugno 1231) è divenuto nel tempo memoria indissolubile e identità condivisa.  Sul luogo dove sorgeva l’albero di noce dal quale il Santo tradizionalmente predicava alle genti che accorrevano per ascoltarlo, venne fatto erigere da Gregorio Camposampiero, nel 1432, un santuario chiamato “Oratorio del Noce”. Quest’ultimo è uno dei santuari artisticamente più interessanti dell’intera provincia di Padova e insieme il segno più significativo della presenza del Santo a Camposampiero.

The sun setting through a dense forest.
Wind turbines standing on a grassy plain, against a blue sky.
The sun shining over a ridge leading down into the shore. In the distance, a car drives down a road.

Il piccolo Oratorio è stato edificato a partire dal 1432 con diverse aggiunte nel corso dei secoli successivi. Quindi non di gran pregio l’architettura, ma sono straordinari invece gli affreschi al suo interno. Gli affreschi sono stati realizzati, secondo lo studio del prof. Massimo Gasparini, intorno al 1536 dal pittore padovano Girolamo Tessari detto Dal Santo. Vi si rappresentano i miracoli di S.Antonio da Padova e. Altrettanto importante è la grande Pala sopra l’altare che rappresenta la predica dal noce di S. Antonio, opera di Bonifacio De’ Pitati.

Per accedervi i pellegrini e i visitatori entrano in un’oasi ambientale francescana. Un viale speciale congiunge il convento dei frati (dalla cella della visione dove il Santo godette della vicinanza del Bambin Gesù) e ripercorre il cammino che Sant’Antonio di Padova ripeté per qualche settimana dal modesto convento francescano al maestoso albero di noce sul quale il feudatario Tiso da Camposampiero, colto nel segno dalla predicazione del Santo, gli aveva costruito un riparo per il riposo e la preghiera. Questo è il viale del NOCE:

The sun setting through a dense forest.
Il viale è affiancato da filari di tigli e di noci particolari, di lauri folti, di rose variopinte e calle e gigli candidi.

Da notare la particolarità di questi alberi di noci: si rileva il fatto  che inizierebbero a germogliare solo all’inizio di giugno, in coincidenza con il rito della Tredicina al Santo che si effettua dall’1 al 13 giugno, e questo fatto suscita curiosità ed interesse. «In verità – mentre tutti i noci germogliano già a marzo, c’è una specie di noce, già studiata e confermata dal professor Luigi Spolaore di Padova, che appare scheletrita e morta fino a fine maggio. Poi improvvisamente comincia a fiorire e in breve tempo, attorno al 13 giugno le foglie ne coprono i rami». E’ il cosiddetto noce di Sant’Antonio.

Sito ufficiale del Santuario del Noce

il restauratore Trevigiano  “.. Mario Botter Restaura le pitture dell’oratorio del noce a Camposampiero da agosto a dicembre del 1930. L’oratorio Del Noce, ammesso al convento dei Francescani, prendeva il nome da un noce secolare che la tradizione vuole risalire ai tempi di Sant’Antonio, il quale, su questo albero sarebbe spesso salito per predicare le folle che correvano ad ascoltarlo. Tale noce peraltro aveva la caratteristica di fiorire proprio in concomitanza con la festa del Santo, come la chiamano a Padova, cioè in giugno, quando gli altri noci hanno già il frutto formato.  I Frati regalarono a Mario alcune noci di quest’albero famoso che egli piantò coscienziosamente nel giardino di via Ulivi dove attecchirono, tanto che tuttora vi fruttifica un bel noce figlio di quello storico di Camposampiero…”

Da “Mario Botter il folle di Dio” di Adriano Rotta
Perché Sant’Antonio era a Camposampiero ?

Dopo le fatiche della predicazione del quaresimale e dopo l’incontro con Ezzelino da Romano sant’Antonio desiderava quiete e solitudine per potersi dedicare alla contemplazione ed alla scrittura. Nel mese di giugno, avvicinandosi il tempo della mietitura, il Santo pensò di ritirarsi in campagna dove il popolo sarebbe stato occupatissimo nella raccolta delle messi e così decise  di recarsi presso il romitorio dei Frati esistente in Camposampiero, dove  fu benevolmente accolto dal padrone di casa il Conte Tiso.

Non lontano dalla dimora dei religiosi si stendeva una fitta boscaglia, dove tra le altre piante silvestri si ergeva un poderoso noce, dal cui tronco sei branche si protendevano verso l’alto, formando una specie di corona di rami. L’uomo di Dio, avendone un giorno ammirata la bellezza, subito, su indicazione dello Spirito (ecco la ragione della colomba dietro la testa del Santo nel dipinto), decise di fare una cella sopra quel noce, perché il luogo offriva impensata solitudine e una quiete favorevole alla contemplazione. Tiso, appena venne a conoscere quel desiderio dalla bocca dei frati, riunendo in quadrato e trasversalmente ai rami delle pertiche, apprestò con le sue mani una cella di stuoie.

La tradizione dice che da lassù egli rivolse parole evangeliche agli abitanti di quel luogo, felici questi di poter godere per circa due settimane della sua presenza.

Un giorno, il nobiluomo si trova a passare vicino al noce e, alzato lo sguardo, intravede un bagliore che illumina la cella. Preoccupato e pensando ad una disgrazia, sale velocemente sul poderoso albero. Dalla porticina del ricovero filtra una luce molto forte. Tiso spinge l’uscio e vede Antonio in contemplazione che sorride beato. Fra le sue braccia stringe un sorridente bambino. Quando il santo rientra in sé ed avverte la presenza dell’amico lo supplica di mantenere il segreto su quanto visto. Antonio chiede esplicitamente che il miracolo non sia rivelato: sarà così fino al 1231 quando il francescano morirà. Tiso soltanto allora racconterà di aver ammirato il suo amico mentre contemplava Gesù bambino.

Pala Annigoni nella basilica di Padova

Annigoni ha dipinto un quadro gigantesco sulla parete di fondo della Basilica di sant’Antonio a Padova raffigurante sant’Antonio sul noce a Camposampiero. Ma che ci faceva lassù su quella capannuccia che s’era fatta costruire dal conte Tiso? Voleva imitare i famosi dendriti dell’Oriente che vivevano appunto su un albero come gli stiliti vivevano su una colonna?

Forse anche sant’Antonio cercava un luogo appartato per terminare gli ultimi giorni della sua vita in intimità con il Signore. Ma gli era andata male. Come dipinge Annigoni, il noce invece che uno spazio solitario divenne presto un pulpito da cui il santo parlava alla gente che ci radunava sotto l’albero.

Ma quando pregava sant’Antonio? Attorno alla sua tomba, nella Basilica di Padova, vi è tutta una serie di bassorilievi che ritraggono momenti della sua vita. Non una volta che è ritratto in chiesa o in preghiera: è sempre sulle piazze, per le strade, sempre tra la gente…

Bello questo santo tutto donato. Certamente aveva il suo segreto, un’intimità profonda con il suo Dio, l’invisibile Gesù Bambino tra le braccia. Ma se ne vedevano soltanto i frutti.

Perché vi ho presentato questo luogo?

Spero di avervi fatto venire voglia di una visita: merita. Ma il motivo è che per me è un luogo del cuore (E’ pure un luogo del cuore FAI ) 😉

Nei territori intorno al santuario si sono sposati i miei nonni paterni. A pochi chilometri è nato mio padre. quante volte avranno frequentato questi luoghi?

Oggi, dal terrazzo di casa a Treviso vedo il retro della vecchia casa Botter, oggi chiusa, e ogni anno vedo fruttificare l’albero di noce da lui piantato; il noce figlio di quello storico di Camposampiero.

Ho raccolto le noci lo scorso anno, e le ho fatte germogliare 😉 Sono nate una decina di piantine di noce 😎 che sono figlie del noce di Botter, nipoti di quello storico di Camposampiero.

Foto dal terrazzo di casa 25 aprile 2024. Sullo Sfondo la casa Botter: Davanti alla palma c’è l’albero di Noce che ancora sembra morto, deve ancora germogliare (con il tronco avvolto da edere) . In mano ho le noci raccolte . Sono molto più piccole di quelle normali (quella a sinistra in mano). Nel vasetto una delle nuove piantine di noce.

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