Dove ha origine la famiglia Zanotto?
I primi riferimenti storici risalgono al periodo del 1100 .Scopriamo una discendenza Teutonica, la famiglia Sayn che arrivò a seguito di Federico Barbarossa.
Giovanni di Sayn diventò Giovanni di Zan e i suoi discendenti vennero chiamati Zanotti o Zanotto . I discendenti rimasti in Italia si stabilizzano in Veneto e Friuli. A Venezia in particolare si trovano diversi Rami, che svolgevano attività imprenditoriali nel commercio, e importanti incarichi nella repubblica. La famiglia annoverò uomini illustri nella vita religiosa, nell’assistenza sociale fornita dalle scuole di devozione, alcuni eccelsero nell’uso delle armi, alcuni templari, al servizio della repubblica di Venezia.
La famiglia fu ascritta all’ordine cittadinesco (nel Libro d’argento dei “Cittadini” di venezia)
e da avere anche una casa affacciata sul Canal Grande: Ca ‘ Zanotto
Ca ‘Zanotto
(Oggi Hotel Baurer)
Poi alcune famiglie si mossero verso il Friuli (Pordenone) , Padova, montagnana, Ravenna (Interessante la storia di un Zanotto famoso col nome di Tommaso Rangone )
Nella ricerca è stato utile il sito creato dal ramo della famiglia “de’ Zij Scarlati” . se volete approfondire questo è il link:
Origini
“Ma mi fia d’un Dolfin, Mujer de un Tron, go’ sangue Zanoto, Batto grinta, per diana, e no me mazzo E se casco, no casco in zenocion.”

Caterina Dolfin Tron
figlia di Giovanni Antonio Dolfin (discendente dal matrimonio tra Domenico Dolfin e Zanetta Zanotto avvenuto nel 1451) e Donata Salamon,
https://it.wikipedia.org/wiki/Caterina_Dolfin
E’ una frase celebre di questa erede , illustre personalità del mondo culturale veneziano del tempo, Moglie di un patrizio TRON, e cognata della più famosa Cecilia TRON detta “La Trona”
Curioso di conoscere la famosa frase detta da Cecila Tron? (qui)
Il Palco di Cecilia Tron
La vita di Cecilia Zen Tron dovrebbe essere raccontata in rima; con una poesia, un sonetto, una lirica. D’altronde, la nobildonna veneziana che nel 1772 – a diciassette anni – andò in sposa al cinquantenne Francesco Tron, divenendo cognata del potentissimo Andrea Tron “El Paron” (che dovrà rinunciare alla corsa al dogado a causa dei comportamenti della moglie Caterina Dolfin Tron, vero pezzo da novanta dei salotti settecenteschi), fu molto discussa ma anche molto cantata, in vita.
Ci pensò per esempio l’abate Giuseppe Parini, che la conobbe probabilmente mentre la veneziana abitava a Brescia dove il marito era podestà (e dove non esitava a dare scandalo con la sua condotta disinvolta, andando a cavallo da sola vestita da uomo e praticando la scherma). Sensibilissimo al fascino femminile, il letterato le dedicò un intero sonetto, “Per Cecilia Tron Veneziana”, che prima di terminare con un “Taci i miei danni; e l’onta non eternar de la mancata fede” – che sembra alludere a una delusione d’amore avuta da lei – inizia così: “Grato scarpel su questo marmo incidi / Il fausto dì quando a’ miei Lari apparse / Colei che Diva de gli Adriaci lidi / Chiara fama di sé nel mondo sparse”.
Ma anche lei non disdegnava di esprimersi attraverso le lettere e in versi. Di lei sono rimaste alcune corrispondenze molto spiritose, sebbene abbastanza volgari. Ma nulla può superare ciò che avvenne nel corso del carnevale del 1782, quando in occasione di un importante spettacolo al teatro San Beneto – che di lì a qualche anno brucerà in un incendio che produrrà la costruzione della Fenice a San Fantin – fu convinta ad affittare il suo palco ai conti del Nord, il granduca di Russia Paolo Petrowitz, figlio di Caterina II, e sua moglie Maria Teodorowna.
La Zen Tron lo fece a un prezzo talmente esorbitante (la strepitosa cifra – per il tempo – di ottanta zecchini!) che subito circolò tra il pubblico, la stessa sera, una satira sboccata in forma di epigramma: “Brava la Trona / La vende el palco / Più caro de la mona”. Immediata la replica della donna, che fece tutto fuorché perdersi d’animo e anzi, è ben il caso di dire, rispose per le rime spiegando che l’anonimo libellista doveva essersi sbagliato perché “La Trona / la mona no la vende/ ma la dona”.
Nel bene e nel male fu protagonista del fascino, dello splendore e della decadenza del settecento veneziano, che vide assieme a lei una schiera di donne libere e discusse, nella loro emancipazione a volte fastidiosa per quella parte di società che ancora resisteva all’interno dei vecchi costumi.
in tempi più recenti…
Ritrovo le origine certe sino al mio bisnonno a metà dell’ottocento ,nella zona di Padova, forse discendenti di quel ramo sposatosi nel padovano nel 1500.
Il bis-nonno Giacomo ZANOTTO è nato nel 1849
Nel 1884 nasce il nonno Angelo ZANOTTO
a Lissaro di Mestrino (PD)
Campodarsego Bronzola 1911
Angelo contrae Matrimonio
1918 Fratte (Santa Giustina in Colle).
abitazione e nascita di figli tra cui Mio padre Antonio
1922 Roncade
Trasferimento a Roncade, gestione del Mulino
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